Figurine biancorosse: Adriano Zancopè
note di Paolo Paiusco
A tirare calci ad una palla un bimbo inizia per lo più d’istinto, subito dopo aver cominciato a condurre – felice e orgoglioso – i suoi primi passi. Dopo qualche anno a pallone giocherà assieme ad altri bambini, che il pallone cominceranno tra di loro a passare e contendersi; tra ragazzini via via si prenderà a comporre squadre in cui vi è alternanza nei ruoli: in porta, in attacco, in difesa, a tutto campo.
Fino a decidere ognuno dove si preferisce giocare.
Adriano Zancopè, portiere.
E’ nato a Padova il 9 novembre 1971.
In biancoscudato le giovanili, la Primavera, l’esordio in prima squadra (e l’unica partita con la squadra della sua città: contro il Brescia, Serie B, campionato 1988-’89).
Una carriera tra i professionisti lunga vent’anni e fatta di quasi 400 presenze, dalla Serie C2 alla Serie A.
Dopo Padova, Trento, e poi Baracca Lugo, in Calabria alla Vigor Lamezia, a Castelfranco Veneto col Giorgione: un cambio di squadra, città e anche regione ogni anno; quindi più di un lustro stabile a Cittadella, per poi passare alla Viterbese, al Catania, al Modena, al Siena e al Treviso fino ad arrivare – finalmente – al Vicenza.
Una carriera che, nel suo comporsi, ha trovato con discrezione la penna del maestro Lazzaro spesso a descrivere.
Come nell’ottobre del 1997, quando il non ancora ventiseienne Zancopè – portiere al Cittadella, studente Isef dopo il diploma di perito chimico – si laurea campione del mondo con la Nazionale alle Universiadi: “Nell’ambiente circola la voce che Adriano il classico treno se lo sia fatto scappare via tempo fa, quando sembrava un predestinato alla cima della piramide. Chissà perché si guarda così poco alla persona, all’età, a come è fatto uno dentro. Un fisico il suo che pare sì fatto apposta per fare il portiere ma come si fa a pretendere tutto e subito da un ragazzo di 18-19 anni (tanto aveva allora)? La storia del treno l’ha sentita pure lui naturalmente, è come un’ombra dentro e non a caso dice che la sua sfida tutta personale è quella di farlo passare nuovamente ‘sto famoso treno. Non so come andranno le cose naturalmente, certo che davanti mi sono trovato una persona davvero consapevole. Serena e consapevole. Come dire insomma che adesso sì è pronto”.

Pronto per la Serie A: che non arriva subito, ma arriva.
Modena, campionato 2002-’03, Zancopè figurina numero 275 dell’album Calciatori Panini; a Pino Lazzaro: “Ci sono arrivato a 32 anni, tanti e tanti anni di serie C, ricordo che solo un paio d’anni fa nemmeno ci pensavo di poter toccare un giorno la Serie A. Ora spero di rimanerci, sto lavorando per questo, anche se io finora in A devo farne ancora una di partita”. Secondo di Marco Ballotta, avrà modo di giocare 46 partite nella massima serie, tra Modena e Treviso.
Nella Marca, secondo ad un futuro grande nel ruolo, Samir Handanovic. Lo sostituisce, causa squalifica, in un Treviso-Sampdoria del settembre 2005, giocata a Padova, nello “stadio acquario”,copyright: P. Lazzaro, al quale dichiara: “All’Euganeo ci ho giocato solo una volta, è stato nel 98/99, un derby col Padova, io ero col Cittadella. Tra una cosa e l’altra sono quasi dieci mesi che non parto da titolare, mi sento comunque pronto e sono molto contento di avvertire nuovamente questa eccitazione del pre-gara, ah, mi mancava”.
Pronto ad entrare in campo, contento dell’eccitazione pre-gara: non è ancora giunta al termine la carriera del Nostro, dopo Treviso.
E altre due stagioni allora per Zancopè: a Vicenza, come si diceva sopra, 2006-’07 e 2007-’08. I suoi due ultimi campionati da giocatore, comunque vissuti da protagonista.
Serie B, allenatore Camolese ad inizio stagione 2006-’07, avvicendato in autunno da Angelo Gregucci.
Biancorossi invischiati nella parte inferiore della classifica ma obiettivo salvezza alla fine raggiunto, grazie anche ai gol di Schwoch e alle parate di Zancopè.
Che chiude la stagione timbrando 40 presenze.
Campionato sofferto per il Vicenza anche quello successivo, con Gregucci confermato in panchina e capace di condurre la squadra ad una ulteriore, seppure complicata, salvezza (e con il cambiamento da Sergio Cassingena a Gian Luigi Polato ai vertici societari).
Per Adriano Zancopè saranno in tutto 15 le presenze in campionato, concentrate nella prima parte della stagione.
Il ritiro da giocatore è per Zancopè un tutt’uno con l’inizio della carriera da tecnico. Al Padova, dove ancor oggi allena.

Zancopè preparatore dei portieri a Padova
Le righe scritte da Lazzaro a ottobre 2008 sanno da “chiusura del cerchio”:
“Ha fatto un lungo giro, è arrivato a giocare in A e vista la sproporzione tra quanti vorrebbero arrivarci e coloro che ce la fanno, non è certo poco. Il suo primo allenatore lì al Padova è stato Giorgio Molon, lo stesso che da responsabile del settore giovanile biancoscudato lo ha chiamato ora quale preparatore dei portieri. Di mezzo come detto una lunga carriera, parecchie società (le ultime Treviso e Vicenza in B), con quell’unica presenza iniziale nel Padova 88/89, in B. Venti anni insomma e praticamente senza accorgersene, così dice, Adriano Zancopè è pure arrivato alla pensione dei calciatori ed è un traguardo questo che già la dice lunga su quanto abbia messo di suo, in costanza e dedizione”.
E Zancopè ad osservare: “Non so se potevo fare di più, so però che non ho rimpianti perché so che ho sempre provato a dare il massimo. Non ho sempre giocato, ho fatto anche il secondo e fin da allora avevo la possibilità – e mi interessava – di osservare come ci allenavano, come curavano i gesti tecnici e altro ancora: un bagaglio che mi porto dentro e ora mi aiuta”.
A quasi vent’anni di distanza, pare poter dire sia ancor oggi prezioso quel bagaglio di Adriano Zancopè.
Un bagaglio cominciato a fare addietro parecchi anni, che somiglia molto a quel borsone con dentro le scarpe coi tacchetti (e, per qualcuno, anche i guanti) che si incomincia, con passione, da ragazzi a portarsi in spogliatoio.
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