Figurine biancorosse: Luca Toni
note di Paolo Paiusco
Vi sono calciatori che vengono ricordati per le loro gesta sportive compiute anzitutto con una determinata maglia, oppure per i risultati raggiunti ed i successi ottenuti solo con una maglia in particolare.
Viviamo tuttavia tempi in cui – senza scadere troppo nella scontatezza o, addirittura, nella banalità – è estremamente raro poter parlare di bandiere alla maniera in cui lo si poteva riferire a Sandro Mazzola e Gianni Rivera sino, giungendo ad epoche più prossime, a Francesco Totti.
Non è però rimpiangendo con superficialità i bei tempi andati che si cura la passione: vale per qualsiasi argomento e contesto, calcio compreso quindi.
L’intento di queste note, perciò, è di richiamare la memoria di giocatori che – più o meno famosi, campioni celebrati o onesti lavoratori del pallone – hanno in carriera vestito la maglia del Vicenza magari solo per una stagione, magari scendendo in campo solo in poche occasioni: ex biancorossi che, se non hanno avuto il tempo di entrare stabilmente nel cuore dei tifosi vicentini per una loro prolungata militanza nella squadra berica, non dispiace poter vederne tratteggiato il ricordo.
Luca Toni è il protagonista di queste righe.
Nato a Pavullo nel Frignano (MO), il 26 maggio 1977, ha vestito in biancorosso nella stagione 2000-’01.
Il Vicenza, con Edy Reja in panchina, era risalito in Serie A dopo un solo anno tra i cadetti; la squadra che da neo-promossa affrontò la massima serie si battè con coraggio fino al termine del campionato, ma purtroppo la classifica finale non sorrise all’undici berico che concluse la stagione con l’amarezza del ritorno in Serie B.
Quella sfortunata stagione fu l’ultima, per il Vicenza, giocata in Serie A.
E fu l’unica giocata a Vicenza per il futuro campione del mondo: non senza – tuttavia – lasciare il segno.

Toni giunge a giocare al Menti, come stadio delle partite in casa, a 23 anni: è reduce da un campionato in B col Treviso guidato da Bellotto (35 presenze e 15 reti) in cui ha confermato quanto di buono dimostrato in C1 l’anno precedente con la Lodigiani dell’esperto Attardi (31 presenze e 15 centri anche nella terza squadra di Roma).
Le ultime due stagioni lo hanno rilanciato come (non più giovanissima) promessa: all’entusiasmante esordio tra i professionisti a Modena tra il 1994 e il 1996 (32 presenze e 7 gol in totale) sono seguite stagioni deludenti con l’Empoli di Spalletti in B e con il Fiorenzuola di Cavasin in terza serie.
Vicenza è la grande occasione per il comunque giovane attaccante emiliano: il bivio tra il potersi affermare come bomber di primo piano o il doversi ridimensionare a comunque ottimo marcatore delle serie minori.
Alla Lodigiani e al Treviso Toni si è rilanciato, abbiamo visto: “Per lui si parla di A, di club importanti. A Luca, però, piace giocare, non si accontenta di un ricco ingaggio, vuole la garanzia del posto di titolare. Ora che ha capito che lui nel calcio che conta ci può stare, non vuole perdere tempo su una panchina, pur se in una grande squadra”, ricorda Giulio Giusti nel libro (scritto con Francesco Parigi) “Il centravanti bello. Luca Toni, bomber sulla strada per la Germania”, uscito per Limina editore nella primavera 2006 (un volume, se non profetico, quantomeno di ottimo auspicio, visto che pochi mesi dopo il Nostro solleverà con gli Azzurri il massimo trofeo mondiale a Berlino).

“Lo sceglie il neopromosso Vicenza. In particolare, piace al direttore generale dei veneti, Riccardo Sagramola, che ha lavorato per diversi anni con la Lodigiani e che conosce bene Attardi. Il tecnico dei laziali tesse al suo vecchio direttore sportivo le doti di Luca, facendogli capire che è l’uomo adatto per le esigenze dei biancorossi. L’affare va in porto e Luca arriva finalmente in Serie A. Quella del Vicenza è una maglia gloriosa ed è stata indossata da bomber famosi, su tutti Luis Vinicio e Paolo Rossi. A Vicenza Toni è chiamato per sostituire un centravanti che in quel periodo va per la maggior e sembra destinato a una carriera sfavillante: Gianni Comandini, destinato a vestire la maglia del Milan”, scrive ancora Giusti.
Non sorriderà la fortuna a Comandini in rossonero, complici anche dei brutti infortuni; ben più felice destino conoscerà, invece, la carriera di Toni a partire da Vicenza.
Il Vicenza scommette su Toni centravanti, dunque; e come tutte le scommesse, anche questa ha la sua parte di inevitabile azzardo: “Quando dicevo che Toni era il miglior attaccante italiano schiena alla porta, tanti ridevano… E’ salito sul tetto del mondo e ha segnato gol a grappoli ovunque ha giocato”, raccontò Edy Reja a Massimiliano Castellani per Avvenire (18 maggio 2016).
Si capisce presto, comunque, che la “scommessa-Toni” è vincente, nonostante le difficoltà per il Vicenza di fare punti: sconfitta 2-0 all’esordio al Meazza contro il Milan, sconfitta 1-2 anche in casa contro l’Atalanta ma con la sua prima marcatura in A; e ancora risultati altalenanti ma con l’attaccante biancorosso che non di rado lascia il proprio timbro nel tabellino finale.
“La gioia più grande arriva alla nona giornata, quando con un gol favoloso regala al Vicenza un pareggio sul campo del Bologna. La realizzazione è applaudita lungamente pure dal competente pubblico bolognese e regala a Luca la prima pagina della ‘Gazzetta dello Sport’, che titola: Toni regala un gol-capolavoro al Vicenza”, nella ricostruzione di Giusti.
Un gol che Toni ricorderà sempre come una delle sue reti più belle.
Due giornate dopo, prima doppietta contro il Parma al Tardini: 2-0 per la squadra berica e nuovo titolo della Gazzetta: “Toni esalta il Vicenza”.

31 presenze, 9 gol: questo il bilancio in biancorosso di Luca Toni. Sei centri nel girone d’andata, in quello di ritorno doppietta al Milan (2-0 risultato finale) e gol nella vittoria per 4-2 contro il Bologna.
“Nel Vicenza incontra quello che diventerà uno dei suoi partner d’attacco ideali: Lamberto Zauli, trequartista dal piede raffinato, ritenuto da alcuni, non a torto, lo Zidane italiano”, sintetizza ancora Giusti, oltre ad altri ottimi elementi come Kallon, Dabo, Cardone e Sommese. “Il problema è la difesa, che imbarca troppi gol”.

Lamberto Zauli
La salvezza, che appare alla portata, sfuma alla penultima giornata, contro la Juventus di Ancelotti al Menti: 3-0 per i bianconeri e addio Serie A per i biancorossi. “E’ il rammarico più grande, se ci ripenso mi arrabbio ancora perché obiettivamente quella squadra non era da retrocessione”, dichiarò con animo angustiato, anche a vent’anni di distanza, mister Reja ad Alberta Mantovani per il Giornale di Vicenza (30 dicembre 2021).
Toni saluta Vicenza con l’amarezza per la retrocessione ma, allo stesso tempo, con la gratitudine per la opportunità di essersi potuto affermare come marcatore nella massima serie.
Terminata la stagione in biancorosso, verranno Brescia, Palermo, Fiorentina e la definitiva consacrazione a centravanti tra i migliori al mondo. Ma l’atteggiamento rimane quello degli inizi, di quando cominciò ad appassionarsi al pallone:“Sono nato a Pavullo giusto perché lì c’era l’ospedale, ecco tutto. Io sono di Serramazzoni, meglio della frazione Stella. Non c’erano tanti ragazzini, non c’erano così nemmeno tante squadre e così giocavo con mio fratello che ha cinque anni più di me, quelli eravamo. È lì che ho cominciato ed è stato quando avevo 13 anni che ho cominciato ad andare a Modena. La mattina a scuola, poi via con la corriera, mangiavo un panino, facevo l’allenamento e tornavo ancora in corriera, era quasi ora di cena”, dichiarò a Pino Lazzaro.
Passione e voglia di migliorarsi, sempre.
Ancora al Maestro Lazzaro: “Se devo ricordare dei calciatori miei compagni che sono stati degli esempi per me, posso dirti di Guardiola e Roberto Baggio, lì a Brescia. Loro che alla fine dell’allenamento si fermavano magari mezz’ora in più a provare punizioni e lanci. Baggio e Guardiola! Guardiola che prima di venire al Brescia è stato otto anni capitano del Barcellona e se ne stava lì a calciare, a curare l’aspetto tecnico, ancora con la voglia di migliorarsi. Allora ti rendi conto che non c’è nulla di regalato, te la mostrano proprio loro la strada: grandi giocatori ma prima ancora grandi persone”.
Dopo il trionfo con la Nazionale nel 2006, la prestigiosa militanza al Bayern Monaco e poi ancora Italia tra Roma, Genoa, Juventus e Fiorentina (intervallate da una breve parentesi negli Emirati Arabi all’Al Nasr), fino a chiudere nuovamente da protagonista a Verona nel 2016.
Tanto nella notte di Berlino del 9 luglio 2006 (quando raggiunse il culmine del successo per un giocatore di calcio), quanto nella serata di Verona dell’8 maggio 2016 (quando giocò contro la Juventus l’ultima partita della sua carriera), immaginiamo Luca Toni guardare alla sua vita da calciatore. Tante squadre e città, tanti stadi, allenatori, tifosi, compagni di squadra; dall’ideale “terrazza panoramica” dei ricordi da cui si affaccia, con discrezione ma piuttosto nette si distinguono anche le linee armoniose della Basilica Palladiana, la sagoma compatta del glorioso stadio Menti: simboli di una città che è stata la “casa” del (futuro) campione per poco tempo, abbastanza però per lasciare il segno nel cuore sportivo di entrambi.

