Redazionali

Figurine biancorosse: Plinio Serena!

Scritto da Paolo Paiusco

Figurine biancorosse: Plinio Serena – note di Paolo Paiusco

 

Nella prima puntata di queste note dedicate al ricordo di ex giocatori biancorossi si è tracciato il ricordo di Luca Toni, campione del mondo nel 2006, che a Vicenza giocò una sola ma importantissima stagione (2000-’01) per il suo futuro.

 Anche il protagonista di queste pagine ha vissuto il Menti come stadio di casa per un campionato soltanto: Serie B, 1980-’81.

La tappa berica sarà una delle non poche che conobbe nella sua breve ma intensa carriera da professionista.

Parliamo di Plinio Serena, difensore (o meglio: terzino, come riportato dagli Almanacchi); nato a Bassano del Grappa l’8 maggio 1959, Plinio crebbe calcisticamente al Padova, ma il suo talento lo condusse presto a Torino, sponda bianconera: giovanili alla Juventus, lontano dalla famiglia come tanti ragazzi che sognano un futuro da calciatore professionista.

A Villar Perosa, luogo che identificava nel secolo scorso la celeberrima “capitale” del calcio juventino (e, di conseguenza, località preminente per il mondo del pallone italiano), vive la trafila delle squadre del vivaio fino alla prima squadra.

Il sogno dell’esordio con l’undici guidato da Trapattoni, che dominò la Serie A nei secondi anni ‘70, si materializza per il nostro protagonista nel 1977, quando – a 18 anni appena compiuti – veste la casacca da titolare in tre occasioni, tutte in Coppa Italia: andata e ritorno contro l’Inter (“rimasi stupito da Sandro Mazzola, in campo con le scarpe “da tredici” nonostante il terreno allentato”) e la sfida contro il Lecce (una delle squadre in cui giocherà di lì a qualche anno).

Veste la maglia azzurra della Nazionale juniores, la Juventus lo manda in prestito a Casale Monferrato: Serie C, campionato 1977-’78, Plinio fa il suo esordio in un campionato professionistico.

Alla Juniorcasale gioca una stagione da protagonista (36 presenze ed una rete), allenatore il saggio Guido Vincenzi (da giocatore bandiera della Sampdoria, 3 presenze in Nazionale); nella rosa anche il grande portiere Roberto Anzolin, scudettato con la Juventus, una presenza in Nazionale, secondo di Bardin al Lanerossi qualche anno prima dell’esperienza coi nerostellati (“ho un bellissimo ricordo di Anzolin: lui al suo ultimo campionato a 40 anni, io al mio primo a 18”).

Nei ricordi del campionato giocato a Casale, per Plinio anche quello di un grande giocatore avversario, Ezio Vendrame (ricordo sollecitato dalla lettura delle note dedicate al talento friulano qualche mese fa): “L’ho marcato quando abbiamo giocato a San Michele Extra contro l’Audace: a fine partita, uscendo dal campo dopo un confronto combattuto, mi ha parlato, mi ha fatto i complimenti e, sapendo che tornavo a casa, mi ha dato un passaggio con la sua macchina (credo fosse una Renault 4) fino alla stazione di Vicenza. Prima del calciatore famoso ho visto la buona persona che era”.

Dopo il campionato giocato da protagonista a Casale all’esordio tra i professionisti (che i nerostellati chiusero con un lusinghiero secondo posto), una maglia bianconera spetta a Plinio nella stagione seguente: ma non quella della Vecchia Signora, bensì quella dell’Udinese.

I friulani sono neo-promossi in Serie B dopo aver dominato in terza serie (nello stesso girone della Juniorcasale, tra l’altro), hanno in panchina un allenatore emergente come Massimo Giacomini e, al termine della stagione 1978-’79, raggiungeranno l’obiettivo del doppio salto dalla C alla A (che per Giacomini sarà il biglietto da visita per avere quindi l’incarico di allenatore del Milan).

Esordio in Serie B per Plinio ma annata poco favorevole, quella vissuta in Friuli per lui; che la stagione a venire riparte dalla C: alla Cremonese allenata dal suo mentore Vincenzi.

 Al rilancio in maglia grigiorossa seguono diversi campionati tra Serie B e Serie C, tutti disputati indossando casacche differenti.

In uno di essi, veste il biancorosso con la R al petto.

Plinio Serena

Stagione 1980-’81, Serie B, come ricordato all’inizio.

Anno travagliato per il Lanerossi Vicenza; poco distanti, cronologicamente, ma definitivamente passati gli anni magici del Real Vicenza, i biancorossi affrontano il secondo campionato in B dopo l’inaspettata discesa dalla A del 1979.

Panchina affidata a Corrado Orrico (altro tecnico emergente, che nel 1991 arrivò ad allenare l’Inter, come già rammentato in questa rubrica), quasi immediatamente lasciata per contrasti con la dirigenza: a Giulio Savoini l’onere di iniziare il campionato. Inizio stentato, gli subentra Corrado Viciani, “il profeta” che tra fine anni ‘60 e inizio anni ‘70 ha portato la Ternana in Serie A e il Palermo alla finale di Coppa Italia.

L’autore Paiusco, Donà e Paganin

Da ottobre a Vicenza anche Plinio: 22 presenze in totale per lui (nessun gol), la maglia numero 5 quella più spesso indossata.

Solido ma non ruvido tecnicamente, baffi “alla zio Bergomi” (si sarebbe detto qualche anno più tardi), che lo facevano più maturo dell’effettiva età anagrafica.

Ad un girone d’andata da zona retrocessione (una sola vittoria), segue un ritorno in cui il Lanerossi si riscatta e lotta coraggiosamente per la salvezza.

A quattro giornate dalla fine la classifica sorride ai biancorossi ma la sconfitta interna alla terz’ultima contro il Foggia (0-1) rende vani l’1-1 contro la Lazio a Roma ed il rotondo successo al Menti contro il Catania (4-1).

Quartultima posizione, ad un punto dalla salvezza, e retrocessione in terza serie.

Una stagione sfortunata, nell’esito finale, nella quale comunque Plinio non risparmiò l’impegno. Si chiuse in una domenica di giugno, con una vittoria inutile la sua avventura con la maglia del Lanerossi.

Altre maglie colorate di bianco e rosso, seppur diversamente modulati, lo attenderanno (Forlì e Rimini, Serie C, con allenatore – tra gli altri – Giuseppe Materazzi, padre di Marco), e vestirà anche un paio di maglie giallo-rosse (Lecce e Benevento, Serie B e Serie C, in Salento l’ex campione nerazzurro Mario Corso come mister, “insisteva molto sulla tecnica in allenamento”) prima dell’ultima stagione al Mestre (1984-’85, Serie C2).

Lasciò ancor giovane il professionismo Plinio, ma rimase intatta la passione per il pallone. A giocarci in squadra assieme o ad affrontarlo da avversario, tra Prima e Seconda categoria, veniva spontaneo riconoscergli classe e personalità: tra i dilettanti – tra l’altro –  si trovò a giocare col numero 10, con ruolo e posizione differenti rispetto a quelli da difensore assegnatigli tra i professionisti.

La superiorità tecnica e atletica che lo facevano chiaramente spiccare la domenica pomeriggio nei campetti tra le province di Vicenza, Padova e Treviso cedevano il passo ad una compostezza e ad un riserbo di sapore vagamente sabaudo, retaggio degli anni vissuti in Piemonte oltre che del suo carattere, chissà. Nel sentirlo quindi – su sollecitazione altrui – raccontare un aneddoto su qualche giocatore famoso, l’appassionato di calcio che gli chiedeva : “Ma come fai a saperlo?” rimaneva interdetto alla garbata risposta, pronunciata quasi sottovoce: “Me l’ha detto lui”.

E una simile espressione immaginiamo noi stessi poter pronunciare – nel tratteggio di questa serie di ritratti di ex calciatori che, come Plinio Serena, hanno vestito la maglia biancorossa – dopo aver ascoltato idealmente il ricordo che di loro serba il glorioso stadio del Lanerossi: “Me l’ha detto lui, me l’ha raccontato il Menti”.

 

 

 

 

 

 

 

Sull'Autore

Paolo Paiusco