Figurine biancorosse: Luciano Speggiorin
note di Paolo Paiusco
Primi anni Settanta. Non sei ancora maggiorenne, ami il calcio e te la cavi piuttosto bene. Sei cresciuto nelle giovanili della tua squadra del cuore, che gioca in Serie A. Hai un sogno che ti accompagna sin da bambino; il sogno accarezzato da tanti bambini prima e dopo di te: diventare calciatore. Ma per te non succede come per la maggior parte dei bambini, che inevitabilmente vedono, diventando grandi, la realtà non sposare i desideri e le speranze infantili. Per la maggior parte di loro il calcio rimarrà la passione della vita, una passione certo da accarezzare sempre: come le pagine dell’album Calciatori, come le emozioni che questo gioco bellissimo sa riservare anche a chi non è baciato dal talento. Ma tu anche da grande puoi continuare ad accarezzare il sogno, perché hai piedi che sanno accarezzare il pallone. E pochi giorni prima di compiere diciotto anni fai il tuo esordio in Serie A, con la maglia del Lanerossi Vicenza.

Luciano Speggiorin è nato a Camisano Vicentino il 12 gennaio 1955: “ala, m. 1,73, kg 68. Cresciuto nel L.R. Vicenza”, recita il tabellino dell’album Calciatori Panini 1973-74. “Dagli Allievi alla prima squadra: una avventura bellissima” ricorda Luciano. Una avventura colorata anche di Azzurro: “Nazionale Juniores, a 16 anni: un anno a frequentare Coverciano, mi pare ancora un sogno. Allenatore Vicini, compagni di squadra che sarebbero diventati presto giocatori famosi come il portiere Tancredi, Bini e il povero Canuti (scomparso pochi giorni fa, il 24 gennaio, n.d.r.) in difesa. Non fui convocato per il Mondiale, al mio posto Desolati: anche lui un ‘55 ma che già giocava stabilmente in A con la Fiorentina”.
Speggiorin II, perché fratello minore di Walter (Speggiorin I, classe 1952), che la figurina con la maglia biancorossa della prima squadra se l’era guadagnata il campionato precedente, dopo tre anni tra B e C al Genoa.
E cugino di Fabiano, nato anch’egli a Camisano ma nel 1951, cresciuto nel Lane ma destinato a vestire solo altre maglie nella sua carriera.
Esordio in Serie A a pochi giorni dal diciottesimo compleanno, si diceva: 7 gennaio 1973, Ternana-Lanerossi 2-0. I rossoverdi umbri, guidati da Corrado Viciani (che qualche anno più tardi siederà per una stagione sulla panchina biancorossa, come ricordato nella figurina dedicata a Plinio Serena) si impongono sulla squadra di Puricelli ma al ritorno si invertiranno le sorti. Al termine di quel campionato la Ternana tornerà in B e il Lanerossi si salverà rocambolescamente all’ultima giornata imponendosi sull’Atalanta a Bergamo, condannando alla cadetteria i nerazzurri.
Per Luciano Speggiorin l’assaggio della Serie A diventa prospettiva più concreta il campionato successivo. Ancora Puricelli in panchina, saranno in tutto 8 le presenze del nostro protagonista, con la soddisfazione di un gol.
Genoa – Lanerossi Vicenza, 17 febbraio 1974. Biancorossi sotto di una rete, Luciano sostituisce al 72’ Nico Fontana; passano 10 minuti e il nuovo entrato sigla la rete del pareggio, e sull’1-1 si chiuderà l’incontro. Sarà l’unica marcatura nella massima serie, per Luciano, e si fermeranno a 9 le presenze sia col Lanerossi Vicenza (di cui 3 da titolare) sia in Serie A. Talentuoso ma scostante, forse un po’ troppo sicuro di sé.
Angelo Benedicto Sormani lo aveva preso in simpatia, gli parlava con saggezza mettendolo in guardia dagli errori in cui si incorre assecondando troppo la sfrontatezza che si ha specialmente in gioventù.
“Il giovane ti dà la gamba, il vecchio la testa” ricordava Enzo Bearzot: e il giovane Speggiorin II si avviò ad una carriera in cui la gamba non diede più al Lanerossi ma in diverse altre squadre professionistiche; e, dopo la gamba, la testa, sia tra i professionisti che, anni Ottanta inoltrati, tra i dilettanti.
“Sì, sono contento di aver fatto il calciatore, ne ho fatte 250 partite in C ed era quella serie C, non quella di adesso. Però dentro di me una certa qual ombra mi è rimasta, avevo infatti i mezzi per fare di più, anch’io col tempo me ne sono reso conto” confesserà a Pino Lazzaro per Il Gazzettino nel 2015.
“Qualche partita in A col Vicenza e poi via via Lucchese, Venezia, Belluno, Mestre, Valdagno e infine Mestrino”, ricorda il Maestro Lazzaro: “Mancino, pieno di talento, diciamo un ‘trequartista’, uno di quelli che dipendevano anche dalla luna e quando era favorevole era un bell’andare. Ci ho giocato anche assieme, a Valdagno. A ‘Ciano’ il calcio piace, proprio giocato intendo”.
“C’è ancora chi chiama me ‘maestro’ per come giocavo, ma effettivamente il vero Maestro è Pino Lazzaro”, riconosce Luciano, “in campo e fuori. Compagni di squadra a Valdagno, sì, Lampredi in panchina, un altro che purtroppo non c’è più. Arrivammo a giocarci la promozione in C allo spareggio contro il Giorgione di Gasparin, nella ‘mia’ Mestre, dove avevo giocato per sei anni e vinto un campionato di C2. Andò male, peccato”. Un peccato, perdere: ma può capitare e chi ama veramente il calcio lo accetta, seppur a malincuore.
A Ciano piace sempre, il calcio: ancora in campo ad allenare, attualmente gli Esordienti a Camisano.“Non è la selezione quel che conta lì da noi. Alleno i piccoli e mi sento utile, molto. Certo insegno a palleggiare, destro e sinistro, ma quel che mi interessa è aiutare a farli crescere come persone, a saper stare assieme agli altri, che si esprimano. Se poi saranno bravi anche come calciatori, andranno su, da qualche parte. Voglio trasmettere che è sì bello giocare, ma senza che sentano l’obbligo di diventare per forza calciatori”.
Concetti identici a quelli espressi all’ex compagno di squadra Pino Lazzaro, nel 2015, da allenatore dei piccoli appassionati del pallone a Grumolo delle Abbadesse.
Un esempio virtuoso, sulle orme dell’impegno, della passione e dell’amore per il calcio che, da giocatore, sono risultati i suoi caratteri principali, ad imporsi sulle “turbolenze” giovanili.

Luciano allenatore giovanili del Grumolo
Giustino Brusamolin lo ebbe come giocatore a Mestrino: Promozione, campionato 1988-’89, non c’era ancora la categoria Eccellenza, la squadra padovana aveva bianco e verde come colori sociali e vestiva maglie identiche a quelle dell’Avellino. Nella sua autobiografia “Molto l’ho già avuto”, uscita nel 2025, l’ex allenatore ricorda Speggiorin con queste semplici ma emblematiche parole: “Uomo disponibile, umile ed educato, non ti faceva pesare il suo passato di calciatore, anzi, guardarlo giocare era uno spettacolo, giocava a centrocampo, quando calciava sentivi un toc-secco,i suoi compagni quando gli davano il pallone dicevano: lo mettiamo in banca. Lui che dopo mezz’ora di preparazione fisica, magari con qualche giro di campo mi diceva: mister mi gira la testa, come per dirmi, dai, giochiamo a calcio. Per lui le partite erano una guerra, si doveva andare sempre a cento all’ora con una determinazione feroce, come si doveva poi fare nella partita la domenica, un esempio importante per i più giovani”.
L’impressione, a rilegger la storia calcistica di Luciano, è che in effetti fosse destinato a calcare un po’ di più l’erba di stadi prestigiosi. E le parole di Giustino Brusamolin rinnovano l’impressione che, appassionati di calcio e compagni di squadra, traevano nell’ammirare la sua classe.
“Il fatto è che i veri, grandi campioni non hanno bisogno di chiederla, la palla. I compagni gliela danno e basta, perché sanno che è come metterla in banca e se c’è da mettere qualcosa al sicuro, soldi o palloni che siano, si cerca sempre la banca più affidabile, la migliore” disse ancora Enzo Bearzot a Gigi Garanzini (“Il romanzo del vecio”, 1997).
Luciano Speggiorin non divenne certo “un vero, grande campione” (per usare le parole di Bearzot), ma – semplicemente – era bello vederlo giocare e giocarci insieme. Fino alla fine, al tramonto degli anni Ottanta, quando giocava le sue ultime partite col Mestrino di Brusamolin.
Dagli spalti vi erano diversi sportivi che, ammirandolo, ne riconoscevano la classe superiore alla media.
Chi sembrava saperne di più, spiegava che aveva giocato col Vicenza in Serie A, da giovane.
Chi sembrava saperne ancor di più arrivava ad aggiungere, con una certa sicumera:“E’ Speggiorin, quello che ha giocato col Napoli, la Fiorentina e il Perugia!”, confondendolo col fratello.
Luciano, dal campo, non sentiva.
E, anche se qualche discorso coglieva, non dava l’aria la cosa lo riguardasse.

In questa foto pubblicata sul nostro sito si riconoscono Attilio Berti, Fabio Nicolè, Denny Rezzadore, Walter Bedin, Luciano Speggiorin, Enrico Zanotto, ecc, in occasione di una rievocazione storica del Valdagno 1984/85

