EVIDENZA Serie B

Luciano Zanini ci parla della serie B

Scritto da Federico Formisano

Il  punto di Luciano Zanini sul campionato  di serie B

 

ANCORA COVID, MA ADESSO LECCHIAMOCI LE FERITE….

Tra qualche decennio, a Dio piacendo, quando qualcuno ricorderà le vicende calcistiche del Vicenza relative alle stagioni 2019/20 e 2020/21, non avrà molti problemi a sintetizzarle: “C’era il Covid 19!”. Già, c’era (c’è sempre, anche adesso) il maledetto virus cinese che rimane volenti o nolenti il protagonista principale, sebbene non giocatore e nostro malgrado, di questo campionato cadetto. Ha fatto sentire il suo peso opprimente già lo scorso anno con il blocco del campionato, anche se poi la faccenda si è risolta molto favorevolmente per il Vicenza, promosso in serie B direttamente, mentre gli altri hanno dovuto lottare nei playoff. In questa stagione il Lane, come noto, ha avuto invece grossi problemi causa Covid, tanto da condizionarne l’andamento nei mesi passati. E quando sembrava che tutto potesse volgere oramai in un brutto ricordo, una triste esperienza, ecco il colpo di coda del Covid che attacca in particolare il Pescara, costringendo  gli organi decisionali della Lega Pro a bloccare tutto e rimandare le partite al prossimo primo maggio, al fine di salvaguardare il principio di contemporaneità delle quattro decisive gare finali. Ma rimangono tre partite da recuperare, ossia Empoli-Chievo, Pisa-Pordenone e Pescara-Virtus Entella, con date fissate tra il 24 e il 27 corrente.

Questa super-sosta causata dal Covid presenta, peraltro, ampi profili di perplessità legati soprattutto al fatto che le quattro giornate finali dovranno chiudersi entro il 10 maggio prossimo. Vuol dire quattro partite in dieci giorni: ecco i frutti bacati del virus che condizioneranno certamente le squadre. Chi avrà più birra e anche più buonasorte potrà festeggiare – a seconda della rispettiva collocazione – la promozione diretta, l’entrata nei playoff, la salvezza senza passare dai playout. Ci sarà insomma da stropicciarsi ben bene gli occhi, perché ne vedremo delle belle sia in cima che in fondo alla classifica. Ma prima di soffermarci sul quadro complessivo ante-recuperi, torniamo con la mente al Menti, per rivivere le emozioni di Vicenza-Lecce. Una partita bella e ben giocata, persa immeritatamente dai biancorossi.

LE DISTRAZIONI CHE COMPROMETTONO …

Avevo chiamato il Vicenza alla riscossa nel servizio precedente, dopo le due cadute rovinose di Ascoli e Reggina, convinto fermamente che la squadra ci sia e, se al completo, possa competere con tutte. Chiaramente il calcio si nutre non solo di gioco, tecnica, grinta, generosità, ma anche di testa, di coinvolgimento emotivo. Non a caso, quando ti distrai rovini tutto. Magari può accadere solo una volta, o due, nel corso di un incontro, ma è proprio lì che si decide l’esito finale. Per me la sconfitta contro il Lecce è appunto figlia della disattenzione, della distrazione occorse malauguratamente in due momenti topici: in avvio di ripresa e dopo aver raggiunto il pari. In avvio di ripresa quando Cappelletti (di solito bravo e diligente) viene letteralmente bruciato sul tempo dal lesto Pettinari che trasforma un cross rasoterra del vivace Majer in vera stilettata letale per Grandi.

Quindi, dopo aver raggiunto il pari con Jallow, quando Vandeputte la combina grossa: davanti alla porta salentina si impappina in maniera goffa (quasi incomprensibile) e, invece di scaricare il pallone in rete alla modalità di un rigore, lo telefona afflosciato tra le manone dell’estremo energumeno Gabriel. Che fa ripartire i suoi di gran carriera: tagliano il campo come saette con i nostri imbambolati, mettendo Henderson in condizione di uccellare il povero incolpevole Grandi. La partita si risolve tutta qui, in un solo quarto d’ora, dal 5’ al 22’ del secondo tempo, e pensare che il gol intermedio al 17’ di Jallow – autore di un gran tiro da fuori area, insaccatosi all’incrocio grazie anche alla deviazione di un difensore avversario – aveva ridato entusiasmo e fiducia ai nostri, convincendoli  di poter fare l’impresa o quantomeno di portarsi a casa un bel pari, strameritato. Peccato. Peccato due volte, però. La prima, per non aver potuto assistere ad un Vicenza-Lecce, come si deve, cioè a dire con il Lane munito dei suoi attuali gioielli (in rigoroso ordine alfabetico): Dalmonte, Lanzafame, Meggiorini e Nalini. Sarebbe come dire il Lecce senza Coda, Pettinari, Henderson, Maggio (oppure Stepinsky, Bjorkengren, Paganini, etc.). Hai voglia di giocare alla pari con quattro assi nella manica in meno….

Maggio tornato a Vicenza con la maglia del Lecce

Peccato poi, perché a parte l’inizio-gara, in cui tatticamente il Lecce si era impegnato a colpire subito il Vicenza, così da poter amministrare con calma il prosieguo del match (a proposito, bravissimo Pasini a non distrarsi sulla linea di porta e sventare al 7’ pt  il tiro a botta sicura di Pettinari, ex dal dente chiaramente avvelenato…), e pure l’avvio del secondo tempo ( idem come sopra),  per tutto il resto della partita i biancorossi hanno giocato alla pari, tecnicamente meno edotti, ma sanguigni, vogliosi, decisi e mai strac (come si dice in orobico). Spiace anche per  la traversa presa da Padella e per il tiro alto nel finale di Da Riva, come pure per il fallaccio subito da Giacomelli con conseguente uscita dal campo. Insomma, per farla breve, c’è di che lamentarsi con la solita Eupalla che ha distratto i nostri in due occasioni, costringendo il Lane alla resa. Certo, non avremo mai una controprova, però costa (è costato) veramente tanto dover rinunciare al nostro poker d’assi e in aggiunta distrarsi un po’ troppo. In queste due settimane di stop vaccinaro, possiamo almeno leccarci le ferite e ripartire per lo sprint finale come si deve.

NON CI SONO ANCORA SENTENZE “MATEMATICHE”

Calcolatrice alla mano, a quattro giornate dalla fine e con queste “ferie” da passare senza partite, (a parte i tre recuperi) viene spontaneo fare un quadro della situazione. Da cui emerge, in alta classifica, che nessuna squadra può dire ancora di aver raggiunto i propri obiettivi. Nemmeno l’Empoli che, a quota 66 e con la partita da recuperare contro il Chievo, è ancora tallonato dal Lecce, a cinque punti di distanza. Un Lecce che si è preso tre punti a Vicenza, dopo aver perso sorprendentemente in casa per mano della Spal, che pochi pronosticavano in grado di espugnare l’Adriatico. A sei lunghezze dal Lecce c’è poi la Salernitana di mister Castori, da cui ha introiettato grinta e carattere da vendere, merce che in serie B fa sempre la differenza.

Salernitana

Dunque: tre squadre si giocano ancora il passaggio diretto, anche se stando alle cifre, l’Empoli è oggettivamente superfavorita: dovesse vincere il recupero contro il Chievo, previsto per il 27 aprile, andrebbe a 69 punti, ossia a 8 dal Lacce e nove dalla Salernitana. Allora sì che anche la matematica potrebbe essere messa dietro la lavagna: vedremo, comunque, come andrà a finire la gara contro i veronesi che dovrebbero dare l’anima (il condizionale è d’obbligo, perché nel girone di ritorno i ragazzi di Aglietti hanno deluso profondamente, inanellando una serie di brutte prestazioni all’insegna della mancanza di quella grinta e carattere che invece non fa difetto ai granata di Castori). Detto del terzetto di vertice, ecco spuntare a notevole distanza il super-pompato  Monza, che sulla carta doveva fare sfracelli, mentre invece non è ancora matematicamente sicuro dei playoff, peraltro probabili visti gli otto punti che distanziano i brianzoli dalla sorprendente Reggina, letteralmente risorta dopo la cura di mister Baroni, piazzata ora a quota 47 ad un passo dal Chievo (48), ultimo dell’attuale  lista playoff.

LA REGGINA PUO’ FARCELA AD ENTRARE NEL PLAYOFF?

Una domanda che viene spontanea questa, perché due o tre punti di distanza sono un margine troppo esiguo per dare sicurezza a chi è davanti. Una risposta attendibile potrebbe essere data, tuttavia, solo dopo la partita Empoli-Chievo del 27 aprile. Perché se il Chievo perdesse di brutto, o anche solo pareggiasse contro i toscani, è evidente che il morale già elevato dei calabresi troverebbe una spinta in alto di tipo archimedico, un propellente energetico formidabile.

In ogni caso, comunque finisca la partita in parola, nel mirino della Reggina ci sono ben due squadre che distano solo tre punti, Cittadella e Spal: praticamente una partita vinta in più. Proprio per come è messa la classifica nella sua parte alta, direi che non solo la Reggina ma pure il Brescia, con i suoi 44 punti, può ancora ambire ad entrare nel grande slam dei playoff. Per essere precisi – a mio parere – Venezia (53), Cittadella (50), Spal (50) e Chievo (48) farebbero un errore marchiano se si considerassero già arrivati ai playoff. Hanno punti in più della Reggina e del Brescia, certo, ma non so se hanno in corpo quella voglia di stupire e di dare l’anima in campo che calabresi e bresciani possiedono. Anche perché, quest’ultimi, non hanno nulla da perdere, ma tutto da guadagnare nelle prossime quattro partite. Insomma, ancora una volta, l’elemento discriminante sarà solo uno: la testa!

 

Luciano Zanini

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Federico Formisano