Ci sono storie che non si possono raccontare solo con i risultati. Questa è una di quelle.
James Roggia è sempre stato un mister passionale che ha espresso emozioni e sentimenti veri. Ha iniziato molto giovane sulla panchina del Colceresa. Poi ha allenato il Longa e le giovanili dell’Eurocassola ottenendo ottimi risultati con gli Under 19. Nel luglio del 2024 è iniziato il suo percorso con il Real Stroppari: “Due anni fa ho detto sì a una sfida che sentivo dentro, prima ancora che sulla carta. – racconta l’allenatore – Un progetto, un’idea, un sogno da costruire passo dopo passo: in tre anni cercare di conquistare la prima categoria che mancava da 30 anni a Stroppari. Non per soldi, mai per soldi. Ma per passione. Quella vera. Quella che ti fa arrivare al campo un’ora e mezza prima, ogni martedì, giovedì e venerdì, per preparare tutto nel silenzio. Perché per me allenare non è mai stato solo “fare calcio”, ma prendersi cura di un gruppo, di ragazzi, di persone.
Venivi da un’esperienza con i giovani e hai voluto proseguire con i giovani ” Certo, la squadra era effettivamente molto giovane, forse inesperta, ma con un cuore enorme. Nel silenzio, senza proclami, con lavoro, sacrificio e umiltà — valori che ho sempre cercato di trasmettere — siamo diventati una sorpresa. E quella promozione ce la siamo presa con le mani, con il sudore, con l’anima.”
A questo punto sei stato di fronte ad una scelta continuare o fermarsi. ” E‘ vero avevo paura, sì. Perché la Prima Categoria non perdona. Perché non volevo sporcare qualcosa di bello. Ma alla fine sono rimasto. Sono rimasto per i ragazzi. Per quello che avevamo costruito insieme. Non mi interessava “macchiare” il mio curriculum: io questo lo faccio per passione, non per soldi. E, forse a differenza di tanti altri, ho scelto di prendermi questa responsabilità perché amo le sfide difficili, quelle che sembrano impossibili. Sono fatto così, nel calcio come nella vita.
Ed è arrivato un anno difficile ed impegnativo.. “Più di quanto si possa immaginare da fuori. Una squadra giovanissima, senza “chiocce”, errore mio, lo riconosco. Infortuni, assenze, difficoltà. E anche momenti in cui da fuori arrivavano giudizi senza conoscere fino in fondo quello che succedeva durante la settimana. Ma dentro lo spogliatoio… dentro lo spogliatoio c’era verità. C’erano i vostri sguardi dopo una sconfitta. C’erano le lacrime trattenute e quelle che scendevano. C’era il venirmi a cercare dei giocatori, uno a uno, per trovare forza, per ascoltare, per capire e per condividere. E c’ero io, con voi, porta sempre aperta. Sempre. Non solo come allenatore, ma come punto di riferimento. Perché prima viene la persona, poi il calciatore.

Quale è stato il momento più difficile? Tra gennaio e febbraio abbiamo toccato il fondo. Ma non ci siamo mai mollati. Mai. Siamo rimasti uniti, stretti, veri. E alla fine abbiamo portato la nave in porto. Insieme. Questa salvezza vale tantissimo. Forse più di una vittoria.

La tua decisione di andare via l’avevi già presa da tempo. Si! Non perché mancasse qualcosa, ma perché sento di aver dato tutto. Fino all’ultima goccia. E oltre così non sarei in grado di dare di più, e io questo lavoro lo rispetto troppo per farlo a metà. Un grazie sincero alla società, ma soprattutto a quelle persone che, nei momenti più difficili, mi sono state davvero vicine. A chi ha visto il lavoro, quello vero, quello che non si vede la domenica, quello della settimana. Grazie al mio staff, per la pazienza infinita. Al prof Giaretta, per il lavoro fatto (anche se i ragazzi lo “maledevano”… ma sanno quanto era importante). E poi… grazie ai ragazzi. A chi ha condiviso con me questi due anni. A chi è sceso, a chi è arrivato dopo. Io spero di avervi lasciato qualcosa dentro. Perché io da voi ho ricevuto tantissimo. Più di quanto possiate immaginare.
Rimpianti? In questi 2 giorni ho pianto. Tanto. Perché mi affeziono ai gruppi che creo. Perché vi sento miei. Perché ho sempre cercato di darvi qualcosa che vi servisse anche fuori dal campo. E vedere voi crescere, soffrire, lottare… è stato un privilegio. Ai giocatori dico: non conta quanti minuti avete giocato. Conta come siete stati dentro questa squadra. Come uomini. Io continuerò a fare questo, perché è la mia vita. Con la stessa passione. Con lo stesso amore. Magari ancora nel silenzio, lontano dai riflettori, ma sempre con il cuore pieno. Ora è il momento di fermarsi. Respirare. Ritrovarsi. Oggi sento il bisogno di fare un passo indietro… ma nel calcio, come nella vita, le strade a volte si rincontrano. Se ci saranno le condizioni giuste, se ci sarà la possibilità di lavorare come credo, con serenità e fiducia, allora certe storie possono anche non finire davvero.

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