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Due gemme della premiata ditta…

Scritto da Luciano Zanini

VICENZA BRASILEIRO (PERO’ ANCHE IN DIFESA…)

 DUE GEMME DELLA PREMIATA DITTA “DELLA MORTE  & RONALDO”

Il Punto di Luciano Zanini

Da sempre il grande calcio brasiliano è associato all’idea di spettacolo puro, frutto della tecnica e del funambolismo dei suoi giocatori, ottimi palleggiatori, virtuosi del dribbling e dei tiri a giro. Ma non è solo spettacolo, c’è pure molta sostanza, altrochè, visto che il Brasile ha vinto cinque campionati del mondo, dimostrandosi così anche il più forte di tutti. Poi c’è a chi piace molto, ad altri meno. Senza dimenticare che proprio l’Italia del nostro grande Paolino Rossi, riuscì a battere i verdeoro nella famosissima partita diventata storia del calcio ai Campionati Mondiali del 1982, per 3 a 2, infliggendo a Socrates e compagni una lezione indimenticabile e regalandoci un altrettanto indimenticabile trionfo. Tre gol tutti di Paolino che riuscì a buggerare la difesa brasiliana con la sua rapidità straordinaria e il suo fiuto del gol. Però, va detto per la verità, anche con una certa complicità della difesa sudamericana che non è mai stata il reparto di eccellenza dei cariocas. Perché questo tuffo nel calcio brasiliano? Molto semplice: sabato pomeriggio al Menti – ovviamente con le dovute proporzioni del caso, ma si sa che la fantasia vola sul tappeto verde – mi è sembrato di rivedere in miniatura due squadre in campo dalle caratteristiche molto diverse. Il Vicenza formato brasile (con l’iniziale minuscola) e il Trento formato squadra italiana, che però ha gettato alle ortiche tre (!)  occasioni da gol che potevano veramente esserci fatali. Occasioni peraltro inaspettate dopo la promettente partenza del Lane che aveva fatto capire di puntare alla vittoria senza se e senza ma, buttandosi in avanti. Al 5’ c’è già la prima vera occasione della gara,  frutto di un’azione rapida sulla sinistra, protagonista Matteo della Morte che crossa bene in area dove Franco Ferrari stacca male e mette fuori.

Tre palle gol del Trento che potevano costarci care

Le premesse per arrivare comunque in gol paiono esserci tutte, solo che qualche minuto dopo (11’)  il Trento in veloce azione di contropiede sorprende i nostri difensori, ma grazie all’intervento del reattivo Confente il Lane si salva dal possibile gol di Anastasia. Poco dopo però lo stesso Confente nulla potrebbe, quando Italeng a un metro dalla nostra porta, su cross da corner, riesce incredibilmente a ciabattare la sfera calciando in curva. Un errore enorme e un sudore freddo sulla schiena dei tifosi biancorossi. Ma il Trento non doveva essere asfaltato? Macchè! Non c’è due senza tre, e ancora lui, Confente, mette in angolo un pallone diretto in porta a seguito di mischia in area. Cose da non credere! E il Vicenza dov’è finito? Pare suonato, e può dirsi veramente miracolato, cosa questa che fa sempre bene, e prospetta futuro fausto. Infatti, al 19’, ecco finalmente in avanti il Lane formato Brasil, con Pellegrini che giostra sulla sinistra e libera Matteo Della Morte, il quale entra in area alla sua maniera e si inventa (stavolta di destro, cosa rara ma non impossibile per lui) un tiro a giro imparabile che fa secco l’estremo trentino, e si insacca alla sua sinistra.

Foto Sartore

E’ il toccasana che ci voleva per svegliare Ronaldo – rimasto a cuccia nel primo quarto d’ora della gara-  e soci. Così, al 25’, ecco entrare in scena il vero brasiliano biancorosso che, memore del recentissimo gol segnato al Mantova, replica in meglio l’operazione. Pippo Costa, sempre pimpante e ficcante, svaria sulla fascia e crossa in area trentina, un difensore respinge alla meglio facendo pervenire il pallone dalle parti di Ronaldo, ben appostato alcuni metri fuori area. Come un giaguaro Pompeu si avventa sulla sfera e senza pensarci due volte scarica al volo un tiro preciso e secco che finisce dritto nell’angolo basso a sinistra di Russo , rimasto sorpreso (e forse coperto) dalla rapidità di Ronaldo. Gol straordinario, tutto brasile, con il Menti che impazzisce per il capolavoro di Pompeu, il quale in sostanza mette una pietra tombale sul risultato. Gol bellissimo da incorniciare, una festa per il calcio.

Il gol (mancato) di Tronchin, roba da giro del mondo

Il supergol di Ronnie mette finalmente le cose a posto, a cominciare da lui stesso che prende in mano il centrocampo sostenuto dal fido scudiero Tronchin il quale, però, a forza di giocargli insieme decide stavolta di mettersi in proprio per provare a stupire. Siamo al 40’ quando prende palla a centrocampo e punta verso la porta: fatti alcuni metri intravvede Russo fuori dai pali e ci prova. Ne esce un tiro a parabola, tipo artiglieria, che si dirige verso la porta trentina, con il portiere che ne intuisce la pericolosità e si getta all’indietro, riuscendo proprio all’ultimo secondo a levarlo dall’incrocio dei pali, dove sarebbe finito. Che peccato, perché un gol del genere avrebbe fatto il giro del mondo, o almeno in diversi paesi,  una chicca spettacolare. A questo punto in pieno clima brasiliano, viste le prodezze dei nostri eroi, il Lane si sente padrone del campo e gioca finalmente da par suo creando altre occasioni da rete. Anche Pellegrini, verso il calare del primo tempo, avrebbe finalmente l’occasione per segnare, così da regalarsi un po’ di autostima, ma il suo tiro forte e secco trova Russo pronto a respingere. La ripresa vede i biancorossi padroni del gioco e il Trento incapace di uscire dalla sua metà campo. Il dominio del Lane è totale nel primo quarto d’ora e ci si aspetta il terzo gol a chiudere la partita. Ancora una volta però, e qui il Lane andrebbe esaminato da mister Vecchi, c’è un certo calo di tensione che permette ai trentini ci creare ben due occasioni da rete. La prima (al 60’) la cicca Pasquato che riesce a mandare alle stelle un pallone pronto ad essere insaccato da una decina di metri dalla porta. La seconda la fallisce Terrani al 67’ che pure iddu ci grazia. Se guardiamo alle occasioni c’è insomma da ringraziare alla grande la dea Eupalla perché gli avanti trentini hanno avuto cinque palle gol e le hanno sbagliate tutte, mettendo in sordina la legge dei grandi numeri (difficile non fare almeno un gol, sbagliando cinque volte). Passato il periglio i biancorossi riprendono a giocare e Franco Ferrari in contropiede per poco non fa centro, con la sfera che esce di poco. Ultimo quarto d’ora con il Lane che controlla in scioltezza, ma che dai e dai rischia di prendere il gol al 94’: un grazie a Confente che in tuffo riesce a salvare ( voto alto per lui) capra e cavoli. Finisce qui la partita brasileira, con la nostra difesa che ha mostrato qualche amnesia di troppo, proprio come le difese del Brasile che fu ( ma anche oggi…).

Bravo mister Vecchi, primo obiettivo raggiunto

Non voglio certo fare la parte dell’incontentabile, però non riesco a sottovalutare le tante occasioni mancate dal Trento che hanno rivelato una difesa incerta in troppe occasioni. Che dire? Che in vista dei playoff, qualcosa bisognerà pur fare in tale ambito perché – si sa – non prendere gol conta molto, moltissimo: ma non possiamo certo fare sempre affidamento sugli errori degli avversari. La fortuna è volubile e d’ora in poi gli attaccanti non saranno quelli del Trento. Ma bomber di squadre come Benevento, Torres, Crotone, Padova, etc.etc. Ovviamente ho piena fiducia di mister Vecchi (e ci vuole sempre un po’ di buona sorte nelle grandi imprese) che saprà aggiustare le cose, in modo da evitare colpi bassi. Intanto però, va dato a Stefano Vecchi quello che gli spetta. Ossia un grande bravo, un grande grazie per aver colto il primo grande obiettivo che lui stesso aveva messo in evidenza: il terzo posto. Pareva un sogno impossibile, vista la distanza siderale (15 punti) dalla concorrente diretta Triestina, e invece ce l’ha fatta. E non solo: ha creato una squadra coesa, ha dato fiducia a gente ammosciata, ha fatto vedere anche gioco a tratti spettacolare. Ora ci aspetta la derelitta Alessandria, ma soprattutto un maggio successivo intenso intenso.

Luciano Zanini

 

 

 

 

 

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Luciano Zanini