Redazionali

Grandi firme: Beccantini racconta Caminiti

Scritto da Paolo Paiusco

Grandi Firme. Beccantini racconta Caminiti

note di Paolo Paiusco

 

Vladimiro Caminiti: un nome che a molti lettori, specie i più giovani, dirà nulla. Era, detto in maniera riduttiva, un giornalista, scriveva su Tuttosport e su Hurrà Juventus. Venne a mancare all’inizio di settembre del 1993, a 61 anni, per un male incurabile. La sua scomparsa seguì di qualche mese quella di Gianni Brera, che se ne era andato nel dicembre del 1992, in un incidente stradale.
Nello spazio di un così breve periodo il giornalismo sportivo e la letteratura italiana, insieme, persero due dei loro più interessanti e riconosciuti protagonisti.
Potevano figurare agli opposti, Caminiti e Brera. Siculo di Palermo il primo, Gran Lombardo l’altro; sfacciatamente juventino l’uno, probabilmente interista, più che genoano, il secondo.
Li accomunava l’amore per il gioco del pallone e l’amore per la scrittura, ed ebbero lettori appassionati, che di altrettanto amore ricambiarono la maestria e la classe con cui erano capaci di esprimersi.
Al di là che si fosse tifosi della Vecchia Signora bianconera, della Beneamata in neroazzurro (o del Vecchio Balordo rossoblù). Maggiormente citato e presente alla memoria, anche ai nostri giorni, Gianni
Brera. Anche di Brera, ricordiamo, parla il bel libro di Giuseppe Smorto “I 4 Gianni. Brera, Clerici, Minà, Mura e lo sport di ‘Repubblica’”, di cui abbiamo riferito di recente in questa rubrica.

Brera

Più defilato il ricordo di Vladimiro Caminiti; ricordo che però val la pena sollecitare per (ri)scoprire un autore di valore notevole. Un libro a guidarci: non recente, perché uscito nel 2014, ma attuale, attualissimo; curato da un giornalista autorevole, “della vecchia guardia” (per usare una definizione datata): Roberto Beccantini, che sempre ha scritto (e scrive) con competenza e classe.
Il titolo: “C’era una volta Camin. Lo stile e il genio di Vladimiro Caminiti” (pp.144, BradipoLibri, 15,00 euro): un libro a cura di Roberto Beccantini, dicevamo, da un’idea di Riccardo Gambelli, come dichiarato in copertina.


Ringrazio in anticipo l’amico lettore che vorrà perdonare l’indugio su di un personale ricordo; sul finire degli anni Ottanta vi furono mesi in cui mio zio Arrigo, quando smontava dal turno di notte alle Poste, mi lasciava nella cassetta delle lettere una copia omaggio di Tuttosport. Scoprii così l’ammaliante prosa di un autore che scriveva sì articoli per un quotidiano sportivo, ma dando tale e peculiare forma letteraria ai suoi scritti che non di solo calcio si trattava. Mi appassionai, dunque, alla lettura di Vladimiro Caminiti. Con la copia di Tuttosport nella borsa assieme ai libri, andavo a lezione all’Università, a Padova. Era l’anno accademico in cui seguii Letteratura italiana, tra i docenti Adone Brandalise, che comunicava con un linguaggio affascinante, stordente e fuori dal comune, anche per un professore universitario. Di un livello letterario molto alto.
Caminiti, scrittore capace di apparire altezzoso, o forse addirittura superbo ma capace altrettanto di espressioni improntate alla fraternità, alla benevolenza e all’amicizia; Brandalise, docente aristocratico e sublime nella prosa e nell’eloquio ma altrettanto umile, comprensivo e disponibile con i suoi studenti.
Il giornalista e il professore, accomunati nel creare interesse e passione per la lettura, per la scrittura, se devo dire la mia. Fu un periodo stimolante dal punto di vista intellettuale, e anche divertente. E cominciai a prendere Tuttosport in edicola, quando mio zio non me ne faceva dono: solo per leggere Caminiti, anche senza essere juventino (o tifoso del Toro). Sulle orme di questo ricordo, la lettura di questo libro. Che nella introduzione di Beccantini trova l’affetto dichiarato, sincero – e quindi senza ipocriti sconti – per Caminiti, il grande Camin: “Grande non significa perfetto. Camin è stato tutto meno che perfetto. Geniale, arrogante, permaloso, possessivo, vendicativo, mostruoso. Ha scelto il ruolo di giornalista e sacrificato gli altri, di marito e di padre”.

Beccantini

Tuttosport la sua ragione di vita, la lingua italiana la sua religione: la sintesi estrema che si può ricavare dalle parole di Beccantini su Caminiti. Il libro si snoda poi tra i ricordi: di colleghi giornalisti (Riccardo Gambelli, Gianni Ranieri, Vittorio Oreggia, Matteo Marani, Fabio Vergnano, Darwin Pastorin); di ex calciatori: Giuseppe Furino, capitano della prima Juve trapattoniana, il giocatore più amato da Camin che coniò a descriverlo il singolare appellativo Furiafurinfuretto, e Renato Zaccarelli, detto Lord Brummell, capitano dei granata dal 1974 al 1987, perché Camin “sì, tifava Juve ma voleva bene anche al Toro”.
Del lettore, prima che scrittore, Marco Giacosa: “leggendo Caminiti non è un azzardo dire che molti leggessero, intelleggessero, la vita”.
Del fratello Benvenuto Caminiti, autore a sua volta di una pubblicazione più recente, “Ciao Vladimiro” (Titani Editore, 2023).

Tutte persone che, in varia maniera, Camin conobbero, frequentarono, si trovarono a rimpiangere. Parte integrante di “C’era una volta Camin” una selezione significativa di suoi articoli. Scritti per Tuttosport e Hurrà Juventus, naturalmente, ma anche per il Guerin Sportivo, la rivista storica e prestigiosa che lo ebbe come firma dal 1975.
Gianni Ranieri, collega di Camin ai tempi eroici di Tuttosport: “Lo rimproverai un giorno perché aveva scritto in un epinicio (componimento che celebra una vittoria, n.d.r.) torinista cheNereo Rocco stava in orecchi per vedere se udiva le urla dei tifosi’. Mi osservò attentamente. Socchiuse le palpebre, con dolcezza mi chiese ‘Ma tu, lo conosci Manzoni? Manzoni Alessandro. Ne hai sentito parlare? Bene. Alessandro Manzoni scrive ‘Stava in orecchi per vedere se udiva il rumore dell’acqua’. E Dante, Dante Alighieri lo conosci? Dante scrive ‘Io venni in luogo di ogni luce muto’. E ora che facciamo, pigliamo la matita blu e correggiamo i compiti a Manzoni e Dante?”.
Darwin Pastorin riporta un ricordo datato 1978; lui giovane praticante del Guerin Sportivo, convinto all’epoca di essere il nuovo Hemingway, che fa leggere un suo pezzo a Camin prima di inviarlo al giornale. Ne riceve in cambio una salutare strigliata: “Ma non ti vergogni? E’ orribile! Questo è un insipido temino letterario farcito di inutili citazioni. Scrivi con il cuore, metti il sentimento! Ricordati per sempre: comincia il resoconto di una partita dal verde del prato e dall’azzurro del cielo…”.

Caminiti e Pastorin

L’insegnamento che Pastorin ne trasse gli fece scrivere un nuovo, ottimo articolo (e – di lì in poi – quei tantissimi altri che lo qualificano come uno dei maggiori giornalisti sportivi italiani) : “Tutto merito del mio maestro, di Vladimiro Caminiti. Il poeta del calcio”.
Diversi aneddoti, trasversali nei contributi che compongono il volume, sono godibili, per come nella semplicità descrivano peculiari aspetti del Protagonista: la velocità nello scrivere a macchina, il vezzo di usare (con
identica velocità) la penna stilografica a prendere appunti in un quadernetto, la valigia pesantissima (con dentro di fatto un compendio della propria casa, foto della famiglia comprese) quando andava per lavoro in trasferta…e via così.
Vale la pena leggere questo libro.
Se non fosse poi sufficiente quanto illustrato sin qui, se non bastasse il semplice e denso rimando al verde del prato e all’azzurro del cielo, sono le parole scritte da Roberto Beccantini, che chiudono l’introduzione, a sollecitarci: “Ci sono uomini di cultura, e Camin lo era, che non possono morire due volte: per ferocia del destino e per incuria dei contemporanei. La prima non dipende da noi. La seconda, sì. Per fortuna o per sfortuna, non è mai troppo tardi”.

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Paolo Paiusco

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