Redazionali

Il calcio e la vita: i libri di Pino Lazzaro

Scritto da Paolo Paiusco

Il calcio e la vita. I libri di Pino Lazzaro

note di Paolo Paiusco

 Si è tenuto sabato 1 agosto, a Montecchio Maggiore, nell’ambito degli appuntamenti di Abilitante Social Fest 2026, un incontro sui libri di Pino Lazzaro.

Organizzato dalle cooperative sociali Piano Infinito e Città Solidale, l’evento sportivo-letterario è stata occasione per riscoprire i lavori principali dati alle stampe da Lazzaro e sentirne attuale lo spirito che li anima, nell’ascolto e nel confronto diretto con l’Autore.

 “Il calcio e la vita. Pino Lazzaro giocatore, giornalista e scrittore”, il titolo dell’evento, che ha richiamato tra il pubblico sia appassionati di calcio che di buone letture.

Molto di Pino Lazzaro e dei suoi libri si è scritto ed è spesso citato in queste note su Calcio Vicentino, ed in apertura dell’incontro il direttore Federico Formisano ha sottolineato quanto attualmente manchi – nel mondo del giornalismo e, in specie, del giornalismo sportivo – la capacità di produrre contenuti elaborati, alla maniera di Lazzaro, con stile e buona scrittura.

“Viviamo tempi in cui, lo dico un po’ provocatoriamente, l’attività principale del giornalista non è scrivere ma comporre articoli piattamente usando il ‘copia-incolla’, con buona pace della qualità, dello stile e anche della grammatica”.

Ben venga, quindi, la lettura delle pagine di Pino Lazzaro.

Pagine che devono molto alla sua attività giornalistica.

Dalla stagione sportiva 1997-’98 alla 2010-’11 Lazzaro pubblicò una rubrica in prima pagina di OgniSport, l’inserto del lunedì del quotidiano Il Gazzettino: “L’Angolo di Pino Lazzaro”, appunto. Molti ritratti, di calciatori e anche di altri sportivi, ma non solo: l’angolo era luogo di riflessioni e di commenti, di approfondimenti e ricordi, in equilibrio leggero – e apparentemente insostenibile o quantomeno contraddittorio – tra il bar dello sport e il gabinetto letterario, come ci è già in passato capitato di considerare.

Dalla raccolta di quattordici stagioni di angoli uscì nel 2015, quasi spontaneamente, un libro, “Di angolo in angolo”, appunto (pp. 396, Mazzanti Libri, euro 18,00).

Nell’introduzione Beppe Donazzan, responsabile dei servizi sportivi del quotidiano del Nordest negli anni Novanta, ripercorreva il senso dell’idea che portò a creare l’“Angolo”: “L’obiettivo era quello di catturare l’attenzione del lettore con qualcosa che non fosse già stato trasmesso dalla tivù (…) ‘Robe da leggere’, dissi quando incontrai Pino Lazzaro. La sua fu una delle prime rubriche ad essere inserita nel giornale. E prese, prese subito, diventò un appuntamento da non perdere per il lettore. Ogni settimana piccole e grandi storie, affreschi che trasmettevano emozioni”.

Pino Lazzaro

 Affreschi intatti che trasmettono ancor oggi emozioni, gli angoli di Lazzaro, capace di pennellare con identica maestria sia piccole che grandi storie,  capace di farsi leggere con uguale piacere trattando sia di campioni conosciuti e celebrati sia di sportivi di minori fortuna e fama.

Lazzaro, del resto, è – per sua stessa definizione – un artigiano della scrittura, che cerca e racconta storie. Con umiltà e passione, sia nella ricerca che nel racconto. E da artigiano, anche dal punto di vista tecnico, preferisce scrivere a mano (di preferenza su fogli a quadretti) perché crede gli vengano meglio.

“La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”: citando Gabriel Garcia Marquez, all’inizio della presentazione, Pino Lazzaro ha indicato l’essenza del suo scrivere e del suo raccontare.

Classe 1949, è stato calciatore professionista ed allenatore, con passione identica ha fatto e fa il giornalista. Impegnato, sin da quando negli anni ‘70 giocava in Serie C col Padova, nel sindacato calciatori: de Il Calciatore – mensile dell’Associazione Italiana Calciatori – sarà inviato e direttore; della stessa rivista, che attualmente esce in versione digitale, è tuttora collaboratore.

Laurea in Scienze Politiche, esperienze di vita (e di calcio) anche all’estero, moglie americana, Patricia, e due figli di cui andare orgoglioso (Giovanni, che vive negli Stati Uniti, e Sara, attrice di fama, conosciuta dal grande pubblico come Agnese della serie televisiva Rai Doc, https://it.wikipedia.org/wiki/Sara_Lazzaro), Lazzaro continua ad osservare il mondo e il mondo del calcio con lo stesso sguardo, dalla stessa prospettiva “d’angolo”.

La vita che si ricorda per raccontarla, sulla traccia delle parole di Marquez, è fatta (anche) delle esperienze da calciatore.

Padova, seconda metà degli anni ‘70: “Vedi quel chiodo? E’ lì che attaccherai le scarpe visto che non hai voluto andare a Vercelli”, gli disse un dirigente biancoscudato. Altra epoca, i giocatori non erano partecipi del proprio destino sui trasferimenti, e Lazzaro – convinto di essere destinato al Siena e sorpreso dal cambio di destinazione – si ritrovò a fissare metaforicamente quel minacciato chiodo. Per fortuna venne il Monselice di Gatti e poi di Edy Reja (in panchina) e dell’avvocato Simone come dirigente.

Il Padova di Lazzaro ma anche di Berti e Vendrame

In California, fine anni ‘70: allenatore in una scuola, la Seaside High School (“soccer coach, come dicono loro”) e calciatore semi-professionista (“ingaggio fisso: 50 dollari a partita”) a Monterey.

“In quel torneo c’era pure una squadra tutta di iraniani, ed era quello il tempo in cui l’Iran era il nemico numero 1 dell’America (“la storia si ripete”, vien banalmente da notare n.d.r.). Tra l’altro proprio a Teheran erano prigionieri un bel po’ di americani. Il nostro presidente-allenatore, un ex marine, difensore, tanta grinta e piedi di marmo, volle a tutti i costi giocare: partita tesa, scoppia una rissa, non dimenticherò mai il pugno che sferrò ad un avversario, e che per fortuna non andò a segno. In seguito si scusò, spiegò la rabbia che aveva dentro, la lezione che voleva dare a ‘sti nemici”.

La partita finì 1-1.

Ritornando ai tempi in biancoscudato: un po’ più di un compagno di squadra per Ezio Vendrame:“Un calciatore fortissimo e un uomo di una sensibilità straordinaria. Ricordo che anni dopo che non ci vedevamo più  in un’intervista dichiarò che mi avrebbe sposato e che avrebbe voluto avere un figlio con me! L’ho sempre considerato un bellissimo complimento anche se non so se uno come lui io poi l’avrei sposato”.

Al racconto dell’aneddoto, sorridono la signora Patricia e la figlia Sara.

Ancora su Vendrame: nel corso di una partita all’Appiani, scorge in tribuna il poeta e cantautore Piero Ciampi, suo grande amico, ed esce dal campo per andare a salutarlo. Finita la partita però chiede a Pino di ospitare l’artista, perché lui doveva proprio andare (“senza tanti giri di parole, aveva successo con le donne”, sintetizza Lazzaro), “Per piacere, a Piero pensaci tu, Pino”…che portò Ciampi a casa dai suoi: “E attorno alla tavola rotonda del soggiorno, quest’uomo a parlare della vita e dell’amore e ancora adesso mia sorella se la ricorda quella serata”, ha raccontato Lazzaro.

“Non posso non vedermelo accanto da giocatore, fianco a fianco, io a correre il doppio, lui a fare cose che solo lui tra noi sapeva fare – ha ricordato ancora Lazzaro –. Ma il calcio è una piccola cosa della vita, diceva poi Vendrame, e finito il calcio resta la persona: se uno era un coglione da calciatore, a fine carriera quel che resta è il coglione”.

E la bellezza del ricordo dell’ex compagno di squadra, seppur velata di malinconia, è nel ripensare al suo sguardo, ai suoi occhi: “Nelle foto non li potevi mai vedere bene quei suoi occhi così, così…e io penso ancora agli occhi, dopo tanti anni ancora così, così…”.

Da compagni di squadra, nacque il legame tra Pino e Ezio. Ma l’amicizia può nascere anche quando ci si conosce da avversari. Come avvenne con Giustino Brusamolin: che l’ha raccontato nella sua autobiografia “Molto l’ho già avuto”, uscita nel 2025, e che l’ha condiviso nell’incontro di sabato scorso.

“Una domenica pomeriggio, allo stadio di Torri di Quartesolo, si disputava la partita tra il Torri e il Mestrino, campionato di Promozione, sul finire degli anni ‘80. Io allenavo il Mestrino e sull’altra panchina sedeva Pino Lazzaro. Ci siamo conosciuti lì, su un campo di calcio. Ci salutammo prima della partita, sapevo che abitavamo non troppo distante l’uno dall’altro tra Rovolon e dintorni, ci scambiammo qualche parola di circostanza. Mi colpì la sua semplicità, quel parlare lentamente, pesando le parole, sembrava uno che non vuole disturbare. Non ricordo il risultato della partita, ma so che quel giorno è cominciata una bella amicizia”.

“Il risultato non lo ricordo neanche io, ma so che abbiamo vinto noi”, ha chiosato con ironia Lazzaro.

Con un sorriso Brusamolin ha continuato il suo racconto, ricordando il viaggio fatto con Pino per assistere alla finale dei Mondiali a Roma, nel 1990: non una semplice “trasferta” per vedere una partita (per quanto importante) ma due giornate indimenticabili, tra arte, storia e cucina, ed in più il calcio. Con il casuale incontro col grande Gianni Mura, fuori dallo stadio (“Ci conoscevamo, tra noi c’era stima” ha osservato sommessamente Lazzaro), a fare da ideale corollario alla gita dei due amici.

 I rapporti umani, i legami con le persone, gli affetti: con discrezione, quasi con pudore Pino Lazzaro tratteggia nel suo scrivere l’importanza dei sentimenti nella quotidianità, nella socialità.

La famiglia è evidente abbia una posizione centrale: “Mi fa piacere ritrovarci qui a parlare dei miei libri, anche se sarei un po’ restio per carattere. Ne abbiamo parlato in famiglia, mi han convinto loro”.

E a proposito di famiglia, e di come i figli ci possano “cogliere in contropiede”, si è ricordato di quell’incontro istituzionale per conto dell’AIC a Senigallia nel 1984: con la signora Patricia verso il termine della gravidanza ma senza avvisaglie, Pino seppe una volta giunto nelle Marche che Sara aveva deciso di nascere in casa, senza aspettare il suo rientro.

 Non solo “Di angolo in angolo”: vi è un altro libro, più specifico nel tema che tratta ma con lo stesso spirito e lo stesso stile a caratterizzarlo, di cui si è parlato nell’incontro.

“Nella fossa dei leoni. Lo stadio Appiani di Padova nei ricordi di tanti ex calciatori biancoscudati” (pp. 256, Ediciclo editore, 13,50 euro), pubblicato nel 2002 è a tutt’oggi riferimento attualissimo, documentato ed autorevole per gli appassionati di calcio padovani ma un’opera godibile per tutti gli sportivi con l’interesse alla lettura.

Ideale tratto d’unione, tra i due libri di Pino Lazzaro, la presenza tra il pubblico di Attilio Berti, compagno di squadra al Padova e come “grande Ex” biancorosso oltre che biancoscudato, protagonista di una puntata di questa rubrica su Calcio Vicentino.

“Resterei ore a sentire Pino parlare”, ha detto, con incisiva semplicità, Attilio.

 Sul volgere al termine dell’incontro, si è apprezzato l’intervento di Matteo Dal Pozzo, per lunghi anni collaboratore tecnico a Mestrino, che ha messo in parallelo il lavoro letterario di Pino Lazzaro e il lavoro quotidiano sul campo (non da calcio…) delle cooperative sociali Piano Infinito e Città Solidale, che l’incontro hanno organizzato, citando in contrapposizione – con indubbia conoscenza intellettuale, oltre che da ex liceale – i filosofi Seneca ed Epicuro.

Calcio, ma non solo: si è infine ricordato che tra i libri di Lazzaro ve n’è uno che ha il ciclismo come riferimento. Pino, del resto, per ventotto anni ha collaborato con RCS Sport all’interno della organizzazione del Giro d’Italia professionisti e di altre corse ciclistiche (Tirreno-Adriatico, Milano-Sanremo e Giro di Lombardia).

Il libro si intitola “In punta di pennino. Cesare Sangalli, 50 anni di ciclismo disegnato e raccontato” (pp. 144, Ediciclo editore, 12,00 euro); Sangalli è stato lo storico cartografo del Giro.

Non ci si è soffermati a parlare di questo volume di Lazzaro, ma è stato sufficiente citare la nota introduttiva scritta dell’Autore per ricavarne la voglia di leggerlo: “Cesare Sangalli, quest’uomo mansueto, schivo e discreto, dai modi gentili, ho avuto modo di conoscerlo e frequentarlo durante i ‘miei’ vari Giri d’Italia. L’invito da parte di Ediciclo a scrivergli un ‘omaggio’, quel prestare dunque attenzione e riconoscenza al ‘maestro’, m’è sembrata subito una bella idea, soprattutto per questo ci ho voluto provare”.

 Un maestro dice di Sangalli Pino Lazzaro; e maestro viene da definire e chiamare Pino Lazzaro, concetto non nuovo ai lettori di queste note.

Anche Pino Lazzaro uomo mansueto, schivo e discreto, dai modi gentili, che – per chi scrive queste righe – è un piacere conoscere e letterariamente frequentare.

Avendo consapevolezza (ed esperienza, come già ricordato in passato) del rischio di sentirsi bonariamente ribattere, alla Nereo Rocco, seppur con tono meno brusco ma con voce comunque ferma: “Maestro a mi?…ma va in mona!”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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