Redazionali

Letture mondiali: Chiuso per calcio di E. Galeano

Scritto da Paolo Paiusco

Letture Mondiali. “Chiuso per calcio” di Eduardo Galeano

note di Paolo Paiusco

 

E’ il sogno, neanche tanto nascosto, di ogni appassionato di calcio: arrivano i Mondiali, si avvicina il fischio d’inizio della partita inaugurale, sono da tempo definiti gironi e calendario, e quindi le ipotetiche classifiche  della prima fase e i possibili incroci della fase successiva, a cui seguiranno ancora le partite che andranno a determinare il percorso sino alla finale, alla partita che consacrerà la nazionale campione del mondo.

D’accordo, non è purtroppo più nostra consuetudine vedere impegnati gli Azzurri a lottare per la conquista della quinta stella, ma da amanti del pallone sappiamo (e dobbiamo) andare oltre, seppure dolorosamente, la delusione e lo scoramento per la reiterata assenza della nostra Nazionale.

Accomuna gli amanti del calcio di tutto il mondo guardare al Mondiale comunque come al fulcro della propria esperienza di vita, vita sportiva chiaramente, per il periodo in cui il Mondiale si gioca, a prescindere che la propria Nazionale si sia o meno qualificata.

E dal giorno in cui si iniziano a giocare le partite dei Mondiali, si vorrebbe non esistesse altro, si vorrebbe poter dedicare attenzione unicamente alla propria passione.

Si vorrebbe, come lo scrittore Eduardo Galeano, chiudersi in casa, staccare col resto del mondo e seguire, dal fischio di inizio della partita inaugurale al triplice della finale, ogni singola partita di tutto il campionato del mondo.

Come Galeano, si vorrebbe potere attaccare alla porta di casa – idealmente, o forse no –  un cartello che riporta il senso inequivocabile delle parole che lo compongono; parole che sono al tempo stesso avviso, comunicazione, diffida.

Il senso è questo: sappia chi mi cerca – e che forse non così bene mi conosce – che non ricevo nessuno, che è come se non ci fossi, che è come qui fosse tutto chiuso.

Chiuso per calcio.

E’ proprio questo, “Chiuso per calcio” il titolo del libro di Eduardo Galeano.

Uruguayano, scomparso il 13 aprile del 2015 all’età di 74 anni (era nato a Montevideo il 3 settembre del 1940), Galeano rimane uno dei più grandi scrittori latinoamericani contemporanei.

L’impronta della sua scrittura, e quindi una delle principali caratteristiche del suo stile, richiama tanto la narrazione giornalistica quanto l’analisi dello storico; in questo volume – che è di fatto una antologia di racconti brevi e brevissimi, di commenti, articoli, interventi, e anche una intervista – le parole di Galeano danzano attorno al calcio e alla passione per il calcio.

Il piacere che si ricava dalla lettura di questo libro sta anche nell’apprezzare la capacità dell’Autore di saper essere cronista, romanziere e assieme poeta.

 “La maggior parte del libro è composta da racconti brevi, a volte brevissimi, ma che a dispetto della loro lunghezza lasciano un’impronta duratura, come piccole parabole zen a tema calcistico”, sottolinea Daniele Manusia nella prefazione alla edizione italiana più recente (editore Sur, 2023): in effetti una delle virtù di “Chiuso per calcio” sta nella agilità degli scritti che lo costituiscono, scritti che impegnano perciò brevemente nella lettura ma che sollecitano lungamente alla riflessione. Righe che sanno tanto del profumo del sogno quanto del fetore dell’ingiustizia, che hanno il gusto di leggerezza nella serietà e di concretezza nella fantasia.

“Volevo aiutare i fanatici della lettura a superare la paura del calcio, e i fanatici del calcio a superare la paura dei libri. Mai avuto altre velleità”: questa frase di Galeano, riportata in quarta di copertina, è contenuta in uno dei racconti del libro, in cui lo scrittore parla di un altro suo (grande) lavoro con il pallone a ispirarlo, “Splendori e miserie del gioco del calcio”. Poche parole che bastano per conciliare pallone e letteratura, passione sportiva e impegno intellettuale, senza alcun alone di snobismo, senza alcun timore – o sospetto – di inferiorità.

Del resto, come riporta in uno scritto in occasione di Italia ‘90, “perfino il Papa ha sospeso i suoi viaggi per un mese. Per un mese, per tutto il tempo che dura il Mondiale italiano, anche io resterò chiuso per calcio, alla stregua di molti altri milioni di semplici mortali”. 

Galeano è appassionato del pallone, e quindi tifoso: del Nacional e della nazionale del suo Paese; ma soprattutto – e vieppiù con l’età – amante del bel gioco e dei suoi interpreti migliori, al di là dei colori sociali e dei colori della bandiera: “mi sono convertito in un mendicante del buon calcio: quando si verifica il miracolo del buon calcio, a me non importa chi me lo offra, né il contesto né il paese”.

L’amore per la gloriosa Celeste è particolarmente vivo nelle pagine di Galeano dedicate alle formazioni che fecero la storia del calcio nella prima metà del secolo scorso, con i due mondiali vinti nel 1930 e nel 1950. In particolare la seconda Coppa Rimet conquistata, contro tutti i pronostici, al Maracanà contro il Brasile è rimasto ricordo leggendario e assieme reale di una nazionale che fece impazzire di felicità il suo popolo sportivo.

All’Uruguay, del resto, anche se non ha più conquistato da allora titoli mondiali, va riconosciuto essere stata per lungo tempo la nazionale più titolata, a livello mondiale: le quattro stelle della sua maglia simboleggiano i due titoli mondiali e le due medaglie d’oro alle Olimpiadi del 1924 e del 1928, assegnate quando ancora non si disputavano i Mondiali.

 Questa edizione di “Chiuso per calcio”, curata dal sito sportivo “L’Ultimo Uomo”, è arricchita da un glossario che risulta molto utile: Galeano, autore attualissimo, ha visto il suo ultimo mondiale nel 2014; sono trascorsi più di dieci anni dalla sua scomparsa, il glossario è strumento per avere o recuperare alla memoria informazioni, approfondimenti, reminiscenze di persone, luoghi e circostanze di cui si parla negli scritti che compongono il volume, e questi scritti quindi ancor meglio apprezzarli.

Vi è un dettaglio, riportato nel libro, che colora di un ulteriore riflesso il piacere che si ricava dalla lettura di Galeano: scriveva a mano, e prendeva appunti su un taccuino microscopico. Romanticamente, un “artigiano della scrittura” che – a chi scrive queste righe – richiama alla mente il nostro Pino Lazzaro, il Maestro, che ancora scrive a mano su fogli a quadretti perché crede che le storie che racconta, così, gli vengano meglio.

Ritornando a Galeano: un uruguayano che è tenacemente rimasto attaccato alla passione per il calcio, e per i Mondiali di calcio, nonostante la sua amata Nazionale non ne vinca uno dal 1950.

Noi italiani viviamo lo scoramento della terza esclusione consecutiva ma abbiamo ricordi della felicità di successi più recenti: si legga dunque “Chiuso per calcio”, si legga Galeano per piacere letterario; e si prenda Galeano sportivamente a consolatorio, alto esempio.

Con la speranza che, tra quattro anni, nuove consolazioni, rinnovate felicità sappia darci il pallone con gli Azzurri nuovamente – dopo tanti anni – in campo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo articolo è stato letto 26 volte.

Sull'Autore

Paolo Paiusco

Visualizzazioni: