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Letture Mondiali: Perrone, averti trovato ora !

Scritto da Paolo Paiusco

Letture Mondiali. “Averti trovato ora” di Roberto Perrone

note di Paolo Paiusco

 

Mondiali che volgono al culmine, con le finali che si giocheranno nel fine settimana, e avvio alla chiusura anche di questa rubrica, dedicata a possibili consolazioni letterarie per alleviare la pena del dover assistere da semplici spettatori, per l’ennesima volta, al massimo torneo del calcio.

Dopo aver parlato del romanzo di Arpino “Azzurro tenebra”, della figura del grande Vecio Bearzot e della raccolta di scritti di Galeano “Chiuso per calcio”, torniamo a proporre un romanzo, “Averti trovato ora” di Roberto Perrone.

Uscito nel 2008 (editore Mondadori), il libro è interessante ed appassionante – a parere, almeno, di chi queste righe scrive – perché parla con leggerezza di una storia d’amore (tra Marco, 27 anni, scapolo, giocatore, anche della Nazionale e Anna, 42, sposata, professoressa di Storia dell’arte, all’Università) e di una grande passione, quella per il calcio.

Perrone

Una storia narrata sì con leggerezza ma in maniera tutt’altro che banale: il garbo, l’ironia, la delicatezza con cui sono descritte le situazioni e le persone protagoniste rendono la lettura godibile e coinvolgente il dipanarsi della trama.

Protagonista dunque è un calciatore famoso, di una squadra di Milano; un calciatore però con un carattere e una personalità differente da quella di molti colleghi: “A me Milano piaceva. Soprattutto in certi angoli, in certe stagioni, in certe ore del giorno, come quella sera a porta Lodovica, tra le sette e le otto. A scuola la mia professoressa di disegno mi aveva definito ‘un pittore di scorci’ ”.

Che si innamora, ricambiato, di una professoressa sposata: “Era una donna colta. Frequentava un ambiente che non era il mio. (…) Ero un calciatore famoso all’apice del successo. Ero ricco, mi divertivo, non avevo preoccupazioni. Mi ero reso impermeabile alle emozioni. (…) Ora avrei dovuto svelarmi. (…) Era questa la parte più difficile, era questa la parte che odiavo. Parlare di me stesso”.

Ci sono gli alti e bassi dei sentimenti e degli affetti lungo tutto un anno, che comprende un campionato di calcio giocato da protagonista e altre partite più o meno importanti (una di beneficenza e una finale del Mondiale, per dare l’idea) giocate tutte con testa e cuore, oltre che con i piedi.

C’è molto “mondo del calcio”: procuratori senza scrupoli ma anche uno paterno, compagni di squadra che si credono fenomeni e altri inaspettatamente umili e seri, dirigenti sgarbati e allenatori coerenti, giornalisti “di città” superbi e giornalisti “di provincia” bonari. E tifosi, naturalmente.

E c’è il finale del romanzo, in cui si intrecciano il triplice fischio di una partita di calcio e l’andamento della storia d’amore vissuta dal protagonista.

Una lettura che coinvolge fino alla fine.

C’è molto calcio e c’è molto dell’Autore, in questo libro: Roberto Perrone, che è stato un grande giornalista sportivo, scrivendo di pallone in maniera competente e appassionata soprattutto per il Corriere della Sera ma anche, dal 2018, per il Foglio.

Era nato a Rapallo il 14 marzo 1957, e l’indomani la scomparsa (morì a Milano, il 29 gennaio 2023) così ne tracciò il ricordo Pietro Vietti proprio sul Foglio: “Era ligure, e genoano, quindi burbero, leale, sorridente e umorale, ironicamente fedele alle sue origini e generoso. Un ‘vecchio bastardo’ che non si accodava alla narrazione moralista dello sport, uno che spesso diceva l’opposto di quello che dicevano gli altri, ma non per il gusto della polemica, quanto per amore di realtà”.

Giornalista non solo di calcio, Perrone, e scrittore; ancora Vietti: “Un cronista e un narratore, che cercava e trovava la notizia senza esserne ossessionato. Ha seguito Mondiali e Olimpiadi, scritto romanzi premiati, mangiato e bevuto godendosela e scrivendo anche di questo: non c’è un solo amico che non sia stato portato in uno dei ‘suoi’ ristoranti, a tavola era uno spettacolo sentire i suoi aneddoti, come quello di lui giovane inviato all’allenamento del Milan che si ritrova a pranzare con i giocatori rossoneri – lo raccontava per far vedere come era diverso il calcio una volta, ma senza nostalgia, solo un po’ di orgoglio”.

La bellezza di questo romanzo è nel saper combinare una storia sentimentale con una storia che parla tanto di calcio, in una atmosfera che richiama quella che abbiamo vissuto sportivamente in questo ultimo mese.

Nel leggerlo, l’Autore trasmette la sensazione di sapere di quel che scrive: riguardo il calcio, anzitutto, ma pare proprio anche riguardo i sentimenti.

 

Altri bei romanzi ha scritto Perrone con il calcio a fare, variamente, da sfondo o da robusto sottofondo: “Zamora” (pubblicato nel 2003 e da cui di recente è stato tratto un film di e con Neri Marcorè) e “La lunga” (2007).

Ma è con “Averti trovato ora” che si gusta una atmosfera che richiama quella che abbiamo vissuto sportivamente in questo ultimo mese.

 

Si legga allora anche Perrone, si legga questo suo romanzo. Con l’auspicio, chiaramente, che oltre ad apprezzare il piacere e l’emozione che una buona lettura sa riservare, si ritorni a vivere l’entusiasmo nell’assistere allo spettacolo dei Mondiali di calcio con la nostra Nazionale protagonista. Anche se non ci sarà Roberto Perrone, purtroppo, a narrarne.

 

 

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Paolo Paiusco

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